venerdì 6 settembre 2013

La gazza è davvero una ladra?

Quando, nel 1817, il compositore italiano Gioacchino Rossini scrisse l’opera La gazza ladra, di certo credeva che le gazze fossero cleptomani. E anche altri hanno la stessa idea di questo uccello estroverso. “Bricconcelle e seccatrici, le gazze sono tra i giocosi fuorilegge del West”, dice un libro sugli uccelli nordamericani. (Book of the North American Birds) Queste gazze dal becco nero, pur essendo note altrove, furono viste per la prima volta negli Stati Uniti durante la famosa spedizione di Lewis e Clark del 1804-06 che aprì le porte del West. Alcuni membri della spedizione dissero che le gazze entravano nelle loro tende e rubavano il cibo.
Se vivete in Europa, Asia, Australia o America Settentrionale, potreste imparare a riconoscere le gazze locali. Si tratta in genere di uccelli grandi, lunghi anche 50 centimetri e più, con un disegno bianco e nero ben marcato sulle ali e sul corpo. La coda è lunga, con riflessi verdi, e il becco robusto. Le gazze spesso vivono in gruppi e difendono con coraggio il loro territorio, anche dagli uomini.
Le gazze della Gran Bretagna a prima vista potrebbero sembrare semplicemente nere con l’addome e le remiganti bianche, ma hanno dei bei colori brillanti anche se non molto evidenti. Il corpo e le lunghe penne della coda hanno riflessi verdi e violetti, mentre in cima alla coda ci sono anche riflessi bronzei. La coda è pari a oltre metà della lunghezza dell’uccello.
Le gazze dal dorso nero, diffuse in Australia, sono apprezzate per i gorgheggi e i richiami melodici e gioiosi. Se sentite i richiami delle gazze e del kookaburra, è segno sicuro che siete in Australia. Oltre che dal suo canto caratteristico, la gazza dal dorso nero si riconosce dalle chiazze bianche sul dorso lucido, sulla base della coda, sulle ali e sotto la coda.
Allora, la gazza è davvero una ladra? Un libro afferma: “Negli Stati Uniti occidentali la gazza è stata a lungo disprezzata in quanto ladra e saprofaga”. (Song and Garden Birds of North America) Quest’ultima, pungente osservazione, però, in realtà fa onore a questo uccello. Perché? Perché gli animali saprofagi eliminano le carogne di altri animali e uccelli. Che la si apprezzi o no, la gazza è un’altra delle 9.300 specie di uccelli che arricchiscono e abbelliscono la terra.

Incomunicabilità tra uomini e donne?

I linguisti ritengono che spesso i problemi che si incontrano nel comunicare tra marito e moglie dipendono dalle differenze tra uomini e donne. Libri come You Just Don’t Understand (Non capisci proprio) e Men Are From Mars, Women Are From Venus (Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere) sostengono che uomini e donne, pur parlando la stessa lingua, comunicano in modi profondamente diversi.
Le donne sono generalmente note per la loro sensibilità, eppure molti uomini danno prova di una delicatezza straordinaria nel modo in cui trattano gli altri. La razionalità viene in genere attribuita maggiormente agli uomini, eppure spesso le donne sono dotate di una logica ferrea. Perciò, anche se non si può parlare di qualità esclusivamente maschili o puramente femminili, una cosa è certa: Capire il modo in cui un’altra persona vede le cose può fare la differenza tra una pacifica coesistenza e la guerra aperta, specialmente nel matrimonio.
La sfida quotidiana di comunicare tra marito e moglie è formidabile. Molti mariti perspicaci possono confermare che la domanda: “Ti piace la mia nuova acconciatura?”, che trae in inganno per la sua apparente semplicità, può essere invece irta di pericoli. Molte mogli accorte imparano a trattenersi dal chiedere in continuazione: “Perché non ti fermi e non chiedi indicazioni?” quando sono in viaggio e il marito non trova la strada. Anziché disprezzare le apparenti stranezze del coniuge e ostinarsi a conservare le proprie, giustificandosi con un “Io sono fatto (o fatta) così”, il marito e la moglie che si vogliono bene guardano oltre le apparenze. Questo non significa scrutare freddamente il modo di comunicare dell’altro, ma cercare di capire ciò che l’altro ha nel cuore e nella mente.

Come ogni persona è diversa da tutte le altre, così lo è ogni matrimonio, che è l’unione di due individui.

Ad esempio, è molto facile dare per scontato che gli altri vedano le cose come le vediamo noi. Spesso soddisfiamo i bisogni degli altri come vorremmo che fossero soddisfatti i nostri, forse cercando di seguire un antica regola di grande saggezza: :“Tutte le cose dunque che volete che gli uomini vi facciano, anche voi dovete similmente farle loro”.
Questo però non significa che quello che volete voi dovrebbe andar bene anche agli altri. Piuttosto, voi desiderate che gli altri vi diano quello che voi volete, o di cui voi avete bisogno. Perciò dovete dare agli altri quello di cui loro hanno bisogno. Questo è particolarmente essenziale nel matrimonio, in quanto ciascun coniuge si è solennemente impegnato a soddisfare nella maggior misura possibile i bisogni dell’altro.

La banana, un frutto da apprezzare

I GRECI e gli arabi lo  definirono “un albero da frutto straordinario”. Nel 327 a.c.  fu scoperto in India dagli eserciti di Alessandro Magno. Secondo una vecchia leggenda, i saggi dell’India riposavano alla sua ombra e mangiavano del suo frutto. Per questo è stato chiamato “il frutto dei saggi”. Che cos’è? Ma come, la banana!

Ad ogni modo, come ha fatto la banana ad andare dall’Asia alle Antille? Ebbene, antichi mercanti arabi portarono le radici della pianta di banano dall’Asia alla costa orientale dell’Africa. Nel 1482 esploratori portoghesi scoprirono la pianta di banano che vi cresceva e fecero pervenire alcune radici e il suo nome africano, banana, alle colonie portoghesi delle Canarie. Il passo successivo per arrivare nel Nuovo Mondo fu la traversata dell’Atlantico. Ciò avvenne nel 1516, alcuni anni dopo i viaggi di Colombo. Missionari spagnoli portarono piante di banano nelle Antille e nei paesi affacciati al Mar Caribico. Così questa straordinaria pianta da frutto dovette fare il giro di mezzo mondo per raggiungere l’America Centrale e Meridionale.
Si dice che nel 1690 la banana venne portata per la prima volta dalle Antille nella Nuova Inghilterra. I puritani bollirono lo strano frutto che però non risultò gradito. Comunque nei paesi dell’America Meridionale e Centrale, come pure in altri paesi tropicali, milioni di persone fanno bollire certe banane verdi e le mangiano con gusto.
Il banano non è un albero. Non ha fibre legnose. È invece una gigantesca pianta erbacea che somiglia a una palma. Clima e suolo determinano la crescita e le dimensioni della pianta. Le banane crescono meglio nei climi caldi e umidi e prosperano nei terreni permeabili ricchi, sabbiosi e argillosi. Per avere le migliori condizioni di crescita la temperatura non dovrebbe mai scendere al di sotto dei 20°C.
Una pianta di banano
Per iniziare una coltivazione si devono piantare i cosiddetti polloni, che si ottengono dal fusto sotterraneo delle piante adulte. Si scavano buche profonde 30 centimetri e distanti 5 metri le une dalle altre. Nel giro di tre o quattro settimane appaiono i germogli verdi e spuntano foglie verdi strettamente avvolte che si srotolano man mano che crescono. Le piante di banano crescono molto rapidamente, circa 3 centimetri al giorno. Dopo dieci mesi la pianta è matura e somiglia a una palma; può essere alta da 3 a 6 metri.
Nella pianta adulta, dalle foglie avvolte in un fascio spunta una grossa gemma con piccole brattee purpuree. Poi compaiono gruppi di piccoli fiori. Una pianta produce solo un casco, che pesa da 30 a 50 chili e ha da 9 a 16 gruppi di banane; ciascun gruppo, detto mano, contiene da 10 a 20 banane. Così le banane si potrebbero chiamare dita.
Le banane crescono prima in giù, verso terra, poi all’infuori e in su, formando la ben nota curva della banana. Come vengono nutrite e protette durante la crescita? Al momento giusto la gemma viene staccata affinché le banane possano ricevere tutta l’energia della pianta. Quindi l’infruttescenza viene coperta con un sacco di polietilene per tenere lontani gli insetti. Poiché le banane crescono verso l’alto e diventano molto pesanti, la pianta è legata alla base delle piante vicine per impedire che il vento o il peso dei frutti la facciano rovesciare. Infine si fissa alla copertura un nastro colorato per indicare quando il frutto sarà pronto per la raccolta.
Ogni giorno la piantagione è sorvolata da aerei che irrorano le foglie delle piante. Ciò serve a proteggerle da tre principali malattie. Una è la malattia di Panama: un fungo che distrugge alcune piante. Ma queste sono sostituite da tipi resistenti alla malattia. Un’altra è una malattia detta moko, causata da batteri. Si combatte eliminando le piante colpite e i fiori che attirano certi insetti responsabili della malattia. C’è quindi la malattia di Sigatoka, che distrugge le foglie delle piante ma non danneggia le banane se si usano abbastanza presto spray chimici. Le banane abbisognano di moltissima acqua, che viene provveduta mediante irrigazione, compresi sistemi a pioggia. Si può aggiungere che la piantagione va tenuta sgombra da erbe ed erbacce.
Quando il colore del nastro indica che le banane sono pronte per la raccolta, prima vengono misurate per accertarsi che siano della grandezza giusta. Un altro particolare degno di nota è che le banane non sono mai lasciate a maturare sulla pianta, neppure quelle destinate al consumo locale. Perché? Perché perderebbero il sapore. Prima di decidere quando effettuare la raccolta, bisogna considerare a che distanza dovranno essere trasportate e che tipo di trasporto sarà utilizzato. Dopo di che si tagliano i caschi con il machete e si inviano all’apposito stabilimento. E che ne è della pianta di banano dopo la raccolta? Viene abbattuta per fertilizzare le nuove piante che cresceranno al suo posto.
Allo stabilimento le banane vengono lavate e quelle ammaccate sono messe da parte per essere consumate dagli operai e dalle loro famiglie. Le banane piccole saranno usate per farne estratto e alimenti per bambini. Le banane migliori vengono impacchettate, 18 chili per scatola, e inviate all’estero su navi e treni refrigerati.
Nel porto viene controllata la qualità del prodotto e ne viene misurata la temperatura. Dopo essere state raccolte, le banane devono rimanere verdi finché non arrivano sul mercato, e dato che sono deperibili, devono essere raccolte, spedite e vendute nei negozi nel giro di 10-20 giorni. Vengono tenute al fresco alla temperatura di 12-13°C per impedire che maturino. Con i moderni mezzi di trasporto le banane possono essere inviate dall’America Centrale e Meridionale perfino in Canada e in Europa senza alcun problema.
Esistono cento o più varietà di banane. La “dwarf Cavendish” è il tipo comune, esportato soprattutto in Europa, Canada e Stati Uniti. Nell’Honduras abbondano varietà più piccole, che hanno la buccia troppo sottile per poterle esportare. Sono note con il nome di manzana (mela) e Red Jamaica.
Le foglie di banano contengono utili fibre e trovano vari impieghi nei paesi tropicali. Andando in un mercato all’aperto si vedono spesso le foglie ammucchiate per la strada: vengono vendute per avvolgere i tamales caldi, un piatto molto popolare in vari paesi.
A molti nell’Honduras piace mangiare come contorno la varietà di banana detta “plantain”. Un piatto squisito che si prepara sulla costa settentrionale dell’Honduras è detto machuca. Per prepararlo si pesta nel mortaio questa varietà di banana non matura, si aggiungono spezie e il miscuglio viene cotto insieme a granchi nell’olio di cocco.
Negli Stati Uniti si consumano annualmente circa 11 miliardi di banane. Ne viene inviata una gran quantità in Canada e Gran Bretagna e in altri paesi d’Europa. Qual è il valore nutritivo di questo frutto? Le banane sono ricche di vitamina A e C, carboidrati, fosforo e potassio.
La banana trova moltissimi impieghi. È l’ideale per spuntini, insieme a cereali, in macedonie di frutta, crostate, torte e, naturalmente, per la famosa banana split. Ma la prossima volta che mangiate una banana matura, pensate alle sue eccezionali qualità. Questo frutto ha la propria confezione. È ricco di vitamine e minerali. E potrebbe aver fatto il giro di mezzo mondo per arrivare sulla vostra tavola.
La tanto amata Banana Split

Il prezioso dono dell'umorismo

Si dice che l’umorismo sia la capacità di vedere il lato comico o divertente delle cose. Si dice pure che sia quella qualità che fa leva sul senso del ridicolo o dell’assurdo.
Si verifica una situazione umoristica quando qualcosa è fuori luogo o non appropriato. Per esempio, un serio uomo d’affari londinese, con tanto di ombrello chiuso e giornale, che sguazza nell’acqua del mare, sarebbe una cosa assurda, strana, e farebbe sorridere i presenti. Per citare un altro esempio, se un cane o un gatto entrasse in un’aula scolastica, susciterebbe molte risate, perché di solito un tale animale è fuori posto in un’aula.
Questo tipo di umorismo si basa sugli imprevisti. Per esempio, se un uomo si togliesse il cappello davanti a una donna e ne volasse fuori un piccione, gli osservatori riderebbero di tale cosa inaspettata. Una notizia dalla Nigeria dice che quando accade qualcosa di inaspettato gli africani reagiscono con grande spontaneità. Così di solito ridono quando un uomo scivola su una buccia di banana. Ma corrono anche immediatamente in suo aiuto pieni di comprensione e preoccupazione.
Il più delle volte l’umorismo si esprime a parole. E l’umorismo basato sulle parole è piuttosto vario, secondo nazionalità, usanze, ambiente e altri fattori. C’è l’umorismo intellettuale o sottile, c’è quello grossolano, o più rude e chiassoso, e quello più arguto o tagliente, che si può anche chiamare “spirito”.
Inoltre, ciò che è divertente per le persone di una nazione può non avere senso per quelle di un’altra nazione.
Sebbene le varie forme di umorismo verbale non si limitino a un particolare paese o nazionalità, molti sono più o meno noti per certi tipi di umorismo. Ad alcuni, come agli americani, piace l’iperbole, un’esagerazione intenzionale per dare enfasi o per produrre un effetto umoristico. “Piove a catinelle”, ne è un esempio. Inoltre: “Muoio dal ridere”. “Ho provato mille volte”. Frasi simili, naturalmente, non sono letterali e l’ascoltatore di solito lo capisce.
Famoso è l’humour inglese, cioè dire qualcosa di divertente con aria di noncuranza e con la faccia seria. Agli inglesi piace anche minimizzare. A questo riguardo, il libro Humour in Memoriam di George Mikes dice: “Quello di minimizzare non è semplicemente un sistema per fare battute; in Inghilterra è un modo di vivere. Anche ad altri piace sminuire e gli inglesi non ne hanno l’esclusiva. Nel New Yorker c’era una vignetta con due uomini sul trapezio volante e uno aveva appena mancato la mano dell’altro, a trenta metri d’altezza. L’uomo che aveva fatto l’errore per distrazione diceva: ‘Ooop, spiacente’. Un modo di minimizzare tipico degli americani. Ma in altri paesi questo si fa con noncuranza; in Inghilterra, fa parte del temperamento nazionale; è nell’aria. Il più delle volte non è neppure inteso come battuta”.
Per citare un esempio di ciò, George Mikes narra quanto segue: Dice che un vapore stava attraversando il canale della Manica. “Sul ponte c’eravamo soltanto io e un altro e imperversava una violenta tempesta. Un vento tremendo sollevava onde gigantesche. Rimanemmo lì rannicchiati per un po’ senza dire una parola. All’improvviso una raffica spaventosa spinse l’altro uomo in mare. La sua testa emerse solo una volta dalle acque sottostanti. Mi guardò con calma e osservò con una certa indifferenza: ‘Tira un po’ di vento, vero?’”
L’umorismo irlandese ha un suo fascino. Stephen Leacock ne fa un esempio nel suo libro Humour: “È stato appena dato l’ordine di non attaccare l’ultima carrozza ai treni, perché è sempre soggetta a sgradevoli scosse e oscillazioni’”. Inoltre: “Non scendere dalla scala, Pat, perché l’ho tolta”.
Lo stesso scrittore cita il seguente esempio di umorismo scozzese, che, secondo l’opinione generale, è piuttosto macabro: “La moglie di uno scozzese si ammalò e, apparentemente, morì. Al funerale, mentre la bara veniva portata in chiesa, i portatori urtarono accidentalmente contro uno stipite della porta. La scossa fece tornare in vita la donna. Fu tirata fuori dalla bara e visse per molti anni. Poi si ammalò e, questa volta, morì per davvero. Al funerale, mentre la bara si avvicinava alle porte della chiesa, il marito della defunta disse ai portatori: ‘Piano, ragazzi, piano; non fatela sbattere’”.
L’umorismo spagnolo è spesso un indice della tendenza a sottovalutarsi. Nella rivista El Triunfo c’era una vignetta con due uomini impegnati in una conversazione. Uno dice: “Ora è di moda la cultura. Abbiamo il ministero dell’Istruzione . . . il ministero della Cultura . . . e un consigliere del Presidente per la cultura”. L’altro risponde: “Ottimo! Adesso abbiamo bisogno solo delle scuole”. Ridere delle proprie debolezze è un aspetto importante dell’umorismo.
Battute e barzellette pulite e sane sono ottime al tempo e nel luogo appropriati e fanno divertire, e tutti a volte abbiamo bisogno di rilassarci. L'umorismo va comunque usato con moderazione e buon gusto. In tal caso, può aggiungere un tocco di brio e di vivacità alla vita quotidiana.


Più sangue, più intelligenza!

Si ragiona meglio con un battito cardiaco più veloce, afferma John Cacioppe, dell’Università di Notre Dame nell’Ohio. Egli ha fatto esperimenti su persone che hanno il pacemaker. Il pacemaker era regolato su un battito cardiaco di 72 pulsazioni al minuto. Egli ha portato il battito cardiaco a 88 pulsazioni mettendo una piccola calamita sopra il pacemaker. Non c’era pericolo e i soggetti non si accorgevano neppure dell’aumentato ritmo cardiaco.
Prima Cacioppe ha fatto leggere a 14 soggetti un brano per vedere se lo comprendevano e se erano poi in grado di rispondere a domande su di esso. In un secondo esperimento ha fatto comporre loro molte brevi e semplici frasi, più che potevano in 90 secondi. In entrambi gli esperimenti ha riscontrato che accelerando il battito cardiaco di questi soggetti il loro rendimento migliorava. Nel primo esperimento, ad esempio, il loro punteggio è salito dal 39 per cento al 49 per cento.
Un altro esperimento — questa volta sono stati usati brani controversi in cui dovevano dire se erano d’accordo o no — ha rivelato la stessa cosa: aumentando il ritmo cardiaco aumentava il numero e migliorava la qualità degli argomenti presentati.

Imparare qualche arte

A differenza di oggi, in passato quasi tutti avevano qualche abilità manuale. Molte delle cose usate o indossate dovevano essere necessariamente fatte a mano. Bisogna dire che l'uniformità di determinati articoli prodotti in serie fa desiderare ad alcuni gli articoli fatti a mano che rivelano la bravura dell'artigiano. Molti traggono da questi lavori grande soddisfazione personale, qualcosa che non si prova spesso in una società industrializzata.
Alcuni educatori prendono molto seriamente l’insegnamento di qualche arte. Perché? Considerano tali lezioni un’occasione non solo per aiutare gli studenti a imparare a fare certi oggetti, ma anche per formare la loro personalità. Il prodotto finale di una di queste lezioni è considerato secondario rispetto all’acquisizione di iniziativa, inventiva, flessibilità, adattabilità e spirito creativo, oltre a tolleranza, comprensione e cooperazione nelle attività in gruppo.
Il valore terapeutico dei lavori a mano è riconosciuto anche da coloro che assistono i malati di mente. Tali lavori fanno sentire utili e possono aiutare nei rapporti con gli altri, poiché insegnano a essere partecipi e a collaborare. In questo modo ci si sente necessari.
Di positivo c’è che vi sono numerosi benefici. Può far sentire utili e dare la consapevolezza che il lavoro delle proprie mani è produttivo. Molti hanno bisogno di questo, dato che forse svolgono un lavoro quotidiano meccanico che non gli dà la possibilità di esprimere la propria abilità creativa. Un vantaggio è che si possono fare oggetti pratici e ornamentali per familiari e amici. Un dono fatto con le proprie mani e adatto alla personalità o ai bisogni di chi lo riceve può esprimere grande amore e interessamento da parte del donatore. Dato che sono una forma di svago, tali lavori possono anche servire a rilassare il corpo e la mente, cosa di cui tutti hanno bisogno. Molti preferiscono passare un po’ di tempo facendo un lavoro costruttivo anziché stare passivamente seduti davanti al televisore.
Nel determinare che tipo di lavoro sarebbe adatto per voi, tenete conto delle vostre personali circostanze.
Se scegliete un lavoro che causa disordine, abbiate considerazione per la persona che fa le faccende domestiche.
L’ideale, naturalmente, è che tutta la famiglia partecipi. A parte i vantaggi per i bambini, svolgere insieme lavori di questo tipo rafforza i legami tra i familiari.
Una coperta-patchwork
 Bisogna anche esaminare l’aspetto economico. Usando gli attrezzi che si trovano in casa, si possono fare molti lavori senza troppa spesa. Il patchwork è uno di questi. Se occorrono speciali attrezzi, vari amici interessati al lavoro potrebbero decidere di mettersi insieme e acquistare in comune telai, arcolai, torni da vasaio, eccetera. Alcuni lavori, come fare il macramè, non richiedono altro strumento che le dita. In quanto ai libri di istruzioni, in quasi tutte le biblioteche ce n’è un’ampia scelta.
Un divano in stile patchwork
Se un lavoro a mano stimola l’immaginazione e soddisfa il bisogno individuale di esprimere il proprio spirito creativo è facile andare oltre e farsi prendere la mano. Si può essere così assorti in esso da trascurare cose più importanti. E se uno è già troppo occupato, un tale lavoro non farebbe altro che aggravarlo e non servirebbe allo scopo.

È pure bene essere sicuri di sé prima di spendere denaro in una costosa serie di attrezzi e materiali. Sono in vendita molti corredi che permettono di cimentarsi in un lavoro prima di acquistare articoli che potrebbero non essere mai usati se non si continua. Forse è utile parlare ad altri che già svolgono un lavoro del genere. Forse vi lasceranno provare con i loro attrezzi e materiali. Così facendo eviterete errori inutili e non rimarrete delusi.
Vorreste imparare qualche arte? A voi la decisione. Ricordate però che acquistando l’abilità di fare qualche lavoro a mano potete rendere più piacevole la vostra vita e fare anche qualcosa di utile per altri.

giovedì 5 settembre 2013

Saper affrontare un ustione

Il mensile statunitense Reader’s Digest, che tratta argomenti di carattere generale per le famiglie, nel numero del Giugno 1979 fece questa sorprendente dichiarazione: “Ora le ustioni sono la principale causa di morte per le persone al di sotto dei 40 anni e al terzo posto fra le cause di morte per persone di qualsiasi età”.
Sono trascorsi più di 30 anni da allora ma rimane comunque importante avere una conoscenza basilare su cosa fare in caso di ustione.
 Un elemento importante è l'uso del freddo nel curare le ustioni. Sebbene questo metodo era noto agli antichi, sembra che molte volte venga ignorato incautamente. In realtà, l'acqua fredda arresta la distruzione dei tessuti che può continuare per molto tempo dopo essere stati ustionati.
Se ad esempio un ustione interessa solo una mano o un'estremità inferiore, è sufficiente immergerla semplicemente in acqua e ghiaccio per una quindicina di minuti. Trascorso tale tempo, si tira fuori e la si immerge di nuovo e così via finchè la zona colpita abbia smesso di procurare dolore una volta fuori dell'acqua.

Il contatto immediato col freddo arresta evidentemente la diffusione delle ustioni, impedendo la formazione di piaghe più profonde e gravi.
In caso di ustioni particolarmente gravi, comunque, bisogna agire con cautela. Se si applica troppo freddo, la temperatura del corpo può scendere repentinamente in diverse parti del corpo, provocando uno shock.
Qualora la situazione si aggravi a causa di perdita di liquidi e di un intervento medico tempestivo, si deve far bere alla persona ustionata una soluzione di sale e bicarbonato. Un cucchiaino di sale e mezzo di bicarbonato corrisponde circa al tipo di liquidi che il corpo sta perdendo.
Nella nostra epoca, in gran parte degli ospedali, ci sono reparti per gli ustionati e i passi avanti compiuti nella cura delle ustioni sono stati veramente di grande beneficio. Con tali progressi, anche persone che hanno subìto ustioni su oltre il 50 per cento del loro corpo hanno buone probabilità di sopravvivere se curate in centri equipaggiati a tal scopo.
Naturalmente, la prevenzione è l'arma migliore per evitare brutti incidenti. Una di queste sarebbe quella di smettere di fumare. Fiammiferi e tabacco sono stati spesso additati come la più comune causa d'incendio. Per non parlare di quanto sia rischioso fumare a letto!
Altrettanto importante è tenere fuori della portata dei bambini i liquidi bollenti. Spesso le vittime sono loro.
Un altro accorgimento è quello di regolare lo scaldabagno in modo tale che nessuno si scotti con l'acqua che esce dai rubinetti.
In sostanza, si tratta il più delle volte di essere previdenti. Se stessimo tutti maggiormente attenti a evitare le ustioni e, in caso succeda, sapessimo come curarle immediatamente, meno persone correrebbero questo rischio.